Madonna Dell’Arco

Una delle risorse naturali di Filogaso è il bosco del “Fallà”, ricco di sorgenti, fauna e flora selvatica. Su una delle sue colline si trovava la chiesetta della Madonna Dell’Arco, dove oggi non rimangono che i ruderi. Filogaso Online Ruderi ChiesaLe prove della sua esistenza in passato ci vengono, oltre che dalla devozione dei filogasesi, dalla chiesa di S.Francesco. Qui infatti vi è una campana su cui è rappresentata l’immagine della Madonna a mezzo busto col Bambino e un’iscrizione:


“S.Maria Dell’Arco Ora Pronobis-Ofronimo Condello A.D. 1624 Della Terra - Pa.Gia Pro Sva Devotioni”


Inoltre nel testo “Compendio dell’historia, miracoli e gratie della Madonna Santissima dell’Arco” (1608) di padre Arcangelo Domenici. In esso viene raccontato di come “Horatio di Sanctis” erario del duca di Nocera, si fosse recato a rendere grazie alla Madonna, portando vari doni tra cui torce. Sulla via del ritorno si ritrovò col cavallo azzoppato a entrambi i piedi anteriori. Rimanendo così bloccato e non potendo liberare il passaggio per gli altri. Unsè così i piedi del cavallo con l’olio benedetto della lampada che ardeva davanti all’immagine della Madonna e fece montare il cavallo da un servo. Questo camminò più veloce e meglio degli altri a seguito.
Altri miracoli ottenuti con l’unzione dell’olio della lampada avvennero in varie parti d’Italia.

Nel 1656 dilagò furiosa la peste in tutta Italia. Nella sola Napoli si contarono oltre 100.000 vittime, quasi metà della popolazione. Moltissimi fedeli ricorsero alla Madonna ungendo le parti colpite con l’olio della lampada e ottenendo miracolose guarigioni. L’antica devozione continua ancora oggi.
Molti fedeli offrono l’olio che, versato nella grande lampada di cristallo, quasi viva preghiera arde giorno e notte in perpetuo dinanzi alla Vergine dell’Arco. Dalla grande lampada viene attinto e versato in fialette di vetro sigillate, distribuite poi a quanti ne fanno richiesta. Già il documento del 1608 parlava di «più di duemila carrafine» distribuite in un sol anno.
I duchi di Nocera, conti di Soriano e baroni di Filogaso, erano dunque molto devoti alla Madonna dell’Arco.
La chiesetta dipendeva ecclesiasticamente dalla parrocchia di Santa Maria Maggiore in Panajia. Il parroco eleggeva i procuratori da cui riceveva i conti. Furono infatti procuratori della chiesetta, Onofrio Suppa e Domenico Luciano.
Venivano celebrate Messe e riti sacri.
Il lunedì di Pasqua molti devoti dei villaggi limitrofi, tra i quali quello di Montesanto (oggi non più esistente), si recavano in pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco.
Il terremoto del 1783 distrusse la chiesa, che non venne più ricostruita.

Un’antica preghiera alla Madonna recita:


“Sotto la tua protezione noi ci rifugiamo, oh Santa Madre di Dio. Non disprezzare le nostre preghiere, che ti rivolgiamo per necessità. Liberaci sempre da tutti i pericoli, oh Vergine Benedetta”



Origini del Culto della Madonna Dell’Arco


Madonna Dell'ArcoNel Quattrocento sorgeva un’edicola dedicata alla Madonna sul margine della via che collegava a Napoli i vari Comuni vesuviani, nel lato del Monte Somma. Tale edicola era a pochi chilometri dalla capitale del Meridione d’Italia, in territorio del Comune di Sant’Anastasia nella contrada che si chiamava “Arco” per la presenza di arcate di un antico acquedotto romano. Perciò l’immagine era detta “Madonna dell’Arco”.
L’edicola, come ci testimonia fr. Ludovico Ayrola, in uno scritto della fine del seicento, era formata da «una piccola, povera ed antica conicella di fabbrica, in cui con semplici colori effigiata si vedeva la gloriosissima Vergine Maria con faccia grande e sovramodo venerabile». Il dipinto certamente non vanta pregi artistici, ma colpisce la mesta espressione del volto dominato da due grandi occhi che hanno l’effetto di penetrare l’animo di chi li guarda, lasciandovi un ricordo indelebile.
Il 6 aprile del 1450 avvenne un fatto straordinario. Un giovane, mentre giocava a palla-maglio, non riuscì a fare andare la palla più lontano di quella del suo avversario, perché fu fermata dal tronco di un tiglio, che si trovava vicino all’edicola dell’immagine della Madonna dell’Arco. Questi si mise a bestemmiare selvaggiamente e alla fine, non contento, scagliò la palla contro la guancia sinistra dell’immagine sacra, dalla quale subito cominciò a gocciolare sangue. Il giovane sacrilego sarebbe stato sicuramente linciato, se non fosse intervenuto prontamente il conte di Sarno.